Fallimento cava di Cittaducale, assolti Emanuele Bernardi e Michele Beccarini

Fallimento cava di Cittaducale, assolti Emanuele Bernardi e Michele Beccarini

Un’indagine iniziata nel lontano 2016 durate quasi 7 anni. Indagini della guardia di Finanza di Antrodoco, coordinata, dal pubblico ministero Rocco Maruotti, che portò alla richiesta di rinvio a giudizio tra gli altri, anche di Emanuele Berardi (attuale sindaco di Borgo Velino) e dell’architetto Michele Beccarini, all’epoca dei fatti rispettivamente liquidatore e rappresentante legale dalla cava di San Cristoforo e amministratore della stessa. I reati contestati nella richiesta di rinvio a giudizio furono bancarotta fraudolenta con distrazione di di 63mila euro e falsificazioni di scritture e libri contabili con lo scopo di procurare a sé un ingiusto profitto. E per il Berardi c’era anche l’omissione degli aggiornamenti dei registri Iva. Ma per il giudice dell’udienza preliminare Floriana Lisena il fatto non sussiste e quindi è arrivata la sentenza di non luogo a procedere.
Nel dettaglio, secondo l’accusa, Berardi e Beccarini si sarebbero appropriati di 63.054 euro prelevati da un libretto di deposito, dei quali 26.990 senza alcuna giustificazione e 36.064 per coprire fatture emesse per operazioni di fatto inesistenti. Ma per il giudice reatino, nella sentenza emessa l’11 maggio scorso, “gli elementi probatori risultanti dagli atti non consentono di sostenere l’accusa in giudizio e di formulare una ragionevole prognosi di condanna”.
Per quanto riguarda la distrazione delle somme, secondo il giudice “Beccarini ha effettivamente svolto le prestazioni professionali oggetto delle fatture in questione come risulta anche dalla documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza (…) Da questo l’impossibilità di sostenere le due contestazioni per il Beccarini”.
Infine per quanto riguarda il capo relativo alle mancate annotazioni nei registri Iva, il giudice ha rilevato che “è intervenuta la prescrizione. Pertanto si ritiene che non sia ragionevolmente prevedibile una condanna per la condotta in esame vista l’esiguità dell’operazione non annotata, il che rende la condotta sostanzialmente inoffensiva, prima ancora che estinta per decorso del termine di prescrizione”. Emanuele Berardi era difeso dall’avvocato Matteo Di Vittorio, mentre Michele Beccarini aveva come legale l’avvocato Luca Conti.